“E ora dove andrà questo essere appena nato? La rete è vasta e infinita…”
WiFi protetto ed egoismo
Mercoledì 14 Febbraio 2007, ore 12:09 by { yLothar }.
Archiviato in: Blogosfera, Security.
Mi sento

Luca e Massimo parlano di reti WiFi protette: con rammarico, a quanto capisco.
Il punto di vista è interessante e sicuramente fornisce vari spunti su cui riflettere. Perchè “negare” l’accesso alla rete a chi si trovi nella cella di copertura del mio AP WiFi? In fondo la diffusione di abbonamenti ADSL in modalità flat è ormai più che estesa e nella maggioranza dei casi la banda effettiva di cui si gode è più che eccedente nei confronti di un “normale” utilizzo “domestico” (leggasi navigare e scaricare la posta elettronica). Si tratta allora semplicemente di puro egoismo ed assoluta mancanza di propensione nel fornire un servizio disinteressato a chi è di passaggio o magari anche ai propri vicini?
Io non credo, affatto.
Prima di tutto, non dimentichiamoci il famoso detto: Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Se anche 99 persone su 100 sfrutterebbero il mio collegamento wireless a fini “di bene”, potete stare tranquilli che ci sarà sempre una persona che lo farà per andare a sbirciare dove non deve. Poi si può argomentare: chi lo fa per curiosità, chi per pavoneggiarsi con gli amici (perché ha bucato la vostra rete) e chi… per fare “del male”. Poco importa, perché a mio avviso un “ingresso” non autorizzato all’interno di casa mia (perdonatemi, ma sono avvezzo a considerare la mia LAN come una stanza della mia abitazione) non è cosa buona in sé, al di là dei modi e dei motivi.
Naturalmente è necessario e, anzi, doveroso, fare una precisazione: scrivo qui partendo dal presupposto che un utente medio non abbia le competenze necessarie per configurare un sistema WiFi in grado di discriminare efficacemente utenti “buoni” da utenti “cattivi”. Ripeto, è una mia opinione, anche se fortemente basata su un ampio “campione” di situazioni reali.
Si tratta quindi, a mio avviso, di fare un passo indietro e contrapporre al concetto espresso di “egoismo” il concetto di “sicurezza“. Qui mi tocca dissentire parecchio sulla posizione di Massimo, che liquida la questione come “preoccupazione” in primo luogo dei “maniaci della sicurezza informatica”. È una posizione, ahimè, che sento spesso. Condivido con Massimo una certa frustrazione nel continuare a sentire ancora oggi strambe domande sull’utilizzo della carta di credito in internet (mentre pochi, ad esempio, hanno invece il buonsenso di controllarla a vista quando la utilizzano al ristorante o in negozio…) piuttosto che la solita manfrina sulle insidie sessuali di cui la Rete sembra essere l’unico veicolo di trasporto. Questo, però, non può giustificare - per fiera e totale contrapposizione - una uguale ed ostinata cecità nei confronti dei temi della sicurezza informatica.
Dobbiamo sempre più entrare nell’ottica che il nostro piccì, così come la nostra rete casalinga, prima di tutto ospita la nostra vita. Siamo nel 21° secolo, suvvia. Siamo grandi e vaccinati, perfettamente consapevoli che tutto del nostro mondo è già (e se non lo è, lo sta diventando) in formato pseudo-digitale. L’era dell’analogico è finita da un pezzo (purtroppo). Lavoriamo con il piccì (leggasi documenti, informazioni private, contratti, ecc.), acquistiamo con il piccì, ci divertiamo con il piccì, consultiamo il nostro conto corrente con il piccì. Chi di noi può davvero permettersi di dire che sul proprio personal non ha almeno un centinaio di dati (che siano documenti, immagini, ecc.) che a buon titolo ritiene assolutamente personali e quindi votati ad essere custoditi gelosamente al sicuro?
Con questo non voglio certo passare per il “maniaco della sicurezza” di turno, affatto. Come in tutte le cose ci vuole un po’ di buonsenso. Non bisogna essere paranoici né tantomeno essere superficiali, che oltre certi limiti, comunque, la sicurezza diventa più una chimera che non un traguardo raggiungibile.
Sebbene condivida al 200% l’impronta di altruismo della posizione di Luca e Massimo, mi tocca - anche se a malincuore - fare il “bastian contrario” e dire di no: la propria rete WiFi è meglio proteggerla, sempre.
Se poi il vostro intento è quello di regalare al prossimo tutta o anche solo una “fetta” della vostra banda, bene, non avete che da chiedere a chi di dovere. Vedrete che troverete tantissimi “smanettoni” in grado di aiutarvi ad avere un ambiente sicuro e “ospitale” verso il prossimo.
Ma porre la questione della sicurezza in termini di “mania” è sbagliatissimo. Non serve sventolare la minaccia dei log di collegamento agli hot spots. La consapevolezza della sicurezza informatica nasce da cose più “banali” come una semplice ricerca su internet o l’invio di una mail non cifrata.

E se pensiamo a quante volte al giorno usiamo la posta elettronica o cerchiamo su Google…

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Web 2.0, read/write o dead/write?
Domenica 11 Febbraio 2007, ore 19:20 by { yLothar }.
Archiviato in: Web, Blogosfera, connesso.org.
Mi sento eccitato emoticon eccitato.

Marco, come al solito, lancia un tema di discussione interessante: ora che tutti noi siamo abituati ad affidare i nostri dati ai servizi online del meraviglioso mondo web 2.0… che fare se un domani questi dovessero chiudere i battenti? [»] Continua…

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Altro che roba "Nova"...
Giovedì 8 Febbraio 2007, ore 13:47 by { yLothar }.
Modificato: Sabato 10 Febbraio 2007 ore 17:02.
Archiviato in: Press.
Mi sento arrabbiato emoticon arrabbiato.

Tristezza. È l’aggettivo il sostantivo che d’istinto mi viene in mente.
Oggi su Nòva24 compare a pagina 12 un articolo il cui tema è il confronto tra Windows Vista, Mac OS X e GNU/Linux. Anche se scritto a quanto pare a tre mani (Mario Cianflone, Antonio Dini e Paolo C. Conti) il risultato è frustrante. Avete presente quando tre amici si trovano al bar e per scherzare iniziano a dire cose del tipo: “Ma va là, il Mac è molto più bello e facile da usare”, “Ma che dici, Linux è molto più versatile e sicuro”, “Sì ma il nuovo Vista è troppo più avanti”, ecc…?
Ecco, lo stile dell’articolo è proprio questo: una marea di inesattezze, banalità e strafalcioni che metà basterebbero a far impallidire chiunque abbia un po’ di dignità.

Volete un assaggio?

Linux: Chi sei e come sei nato?
Sono un sistema operativo libero. Mi ha inventato nel 1991 un giovane finlandese chiamato Linus Torvalds, ma ormai sono figlio di migliaia di programmatori che mi migliorano ogni giorno da ogni parte del mondo. Per questo adesso sono disponibile in 21 versioni diverse, quasi tutte gratuite.

Che dire… lo facciamo un bel censimento delle varie distribuzioni GNU/Linux?

E meno male che in prima pagina il rimando a pagina 12 dice: “Vista, MacOs X e Linux: l’onere della prova”. E l’onere della professionalità?

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Linux can fly
Mercoledì 7 Febbraio 2007, ore 10:33 by { yLothar }.
Archiviato in: Open Source.
Mi sento divertito emoticon divertito.
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Gentoo Or Not Gentoo?
Venerdì 2 Febbraio 2007, ore 17:21 by { yLothar }.
Archiviato in: Web, About Me, Open Source.
Mi sento divertito emoticon divertito.

Leggi qui, leggi là… incappo in un post il cui tema di discussione è proprio la mia distribuzione GNU/Linux preferita (la stessa che ospita questo blog, la mia posta, Jabber, ecc…) e la cui tesi è quella che tale distribuzione non sia proprio adatta ad un utilizzo in ambito server.
La tesi è così poco ben argomentata che non mi sembra il caso di aggiungere anche le mie ribattute, per fortuna ci sarà qualcuno che avrà già provveduto - mi dico tra me e me.
Ed è così che incappo in un contro-post, questo. Leggo le argomentazioni e passo veloce ai commenti. Ed ecco l’illuminazione. Un anonimo commenta:

“ma va a cagher te e ghentu”

Mi permetto solo una piccola osservazione: si pronuncia “gen-too”, con la “g” morbida come in “gentile”. Ed è scritto nelle FAQ ufficiali.

Per il resto… LOL!!!

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"Hello, IT. Have you tried...
Venerdì 2 Febbraio 2007, ore 12:57 by { yLothar }.
Archiviato in: Work, About Me.
Mi sento sornione emoticon sornione.

… to turn it off and on again?”

Questa è la mitica risposta “di default” al telefono di Roy, uno dei protagonisti della serie “The IT Crowd” [link], trasmessa in Inghilterra su Channel 4 (a proposito: non smetterò mai di essere riconoscente a Francesco per avermela fatta conoscere. Grazie!).

La battuta (anche se in realtà cela una po’ di sana verità…) è per sdrammatizzare il tema trattato da Angelo in questo articolo su PI. Come fare per un ragazzo di appena 22 anni ad entrare nel mondo “dorato” dell’IT aziendale? Bella domanda. Io di anni ne ho 29 e la mia storia professionale è molto giovane (ho studiato fino ai 26 anni) e per certi versi atipica. Non mi voglio assolutamente cimentare nell’arduo compito di elargire io stesso dei consigli in materia. Anche perché, lo sappiamo tutti, va bene essere preparati e professionali ma il fattore “c” vuole sempre la sua fetta della torta, in questo come in altri lavori.
Quello che posso dire dal mio umile punto di vista è che mi pare - diciamolo in punta di piedi - che qualcosa si stia muovendo - nel settore, intendo. [»] Continua…

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