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Mi sento
Marco, come al solito, lancia un tema di discussione interessante: ora che tutti noi siamo abituati ad affidare i nostri dati ai servizi online del meraviglioso mondo web 2.0… che fare se un domani questi dovessero chiudere i battenti?
Non è certo una novità se dico che mi viene l’orticaria solo a sentir parlare di “web 2.0″… per fortuna la discussione non si accentra tanto su questo tema, piuttosto sulla “sicurezza” di archiviare i propri dati non più in “locale” ma in “remoto”: sul web, appunto.
Qui il tavolo di discussione si potrebbe allargare a macchia d’olio: nei vari commenti al post di Marco, Stefano Quintarelli offre solo uno dei mille spunti possibili. Io vorrei intervenire nella discussione con la mia modestissima opinione.
Chi legge questo blog sa (o dovrebbe sapere) che tutto è gestito direttamente dal sottoscritto: con un semplice piccì domestico (e alquanto datato) ed un collegamento flat ADSL posso offrire il mio blog, avere un dominio ed un server di posta elettronica tutto mio e mille altre cose. Naturalmente non tutti hanno questa esigenza e, certo, allo stato attuale delle cose, la tecnologia non è ancora così semplice per lasciare a chiunque la libertà di intraprendere una strada simile.
Ma è proprio questo il punto. Pensiamo a quante cose sono cambiate negli ultimi anni all’interno della rete: se fino ad una manciata di anni fa avere un “sito internet” ed utilizzarlo era affare di pochissimi smanettoni ora avere un blog è cosa di pochi minuti. Nella mia fantasia (ma credo che ormai sia sempre meno fantasia e piuttosto futuro prossimo) arriverà un momento in cui avremo tra le mani due cose:
- l’IPv6: come dice qualcuno, avremo tanti indirizzi IP pubblici da poter classificare anche i granelli di sabbia di tutto il globo. Se ci aggiungiamo una diffusione reale della banda larga, ciò vuol dire che ogni apparecchio collegato alla rete avrà le potenzialità per essere lì pubblicato ed offrire correttamente i propri servizi: ricevere come inviare dati.
- nuovi sistemi operativi: l’evoluzione dei sistemi procede a passo forzato verso la disponibilità di caratteristiche “server” anche in ambito domestico. È solo questione di poco tempo prima che divenga comune il concetto di “server casalingo”. Tra poco la LAN non sarà più solo un rimando all’ambito aziendale ma diverrà effettivamente una realtà domestica di uso comune.
Avremo un dominio per ogni “famiglia”, tecnologie di archiviazione digitale con features di ridondanza incorporate, semplicità di utilizzo, collegamento alla rete ultra-veloce. E, sempre che non cambi nulla, disponibilità di piattaforme software più che sufficiente (e, spesso, anche totalmente gratuite).
Ditemi allora: ci interesserà davvero mettere i dati su server “remoti” quando potremo essere noi stessi i facili “gestori” di tali tecnologie?
[Tags] [Camisani Calzolari, Web 2.0]













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