Quale migliore occasione per ritornare finalmente online?
Ieri si è tenuto in tutta Italia il Linux Day 2011, giunto ormai alla sua 11° edizione, e i numeri parlano chiaro: ben 110 le sedi di ritrovo e incontro, sparse su tutto il territorio nazionale.
Quest’anno l’occasione si è presentata ancor più ghiotta: a Galliate (NO) il LUG locale (GalLUG) ha messo insieme una giornata di incontri davvero interessante e di alto profilo, sia tecnico che rappresentativo, e di ciò ce ne si può rendere facilmente conto andando a scorrere velocemente il programma della giornata.
Sono riuscito ad iscrivermi e ad essere presente nel pomeriggio, anche se al solito, per ritardo, ho perso i primi minuti dell’intervento di Gabriele Carzaniga, Sales Engineer Manager di Google Italia. Ho trovato la presentazione di Gabriele abbastanza equilibrata anche se personalmente ritengo alquanto discutibile il voler parlare di Google come esempio di collaborazione trasparente all’interno del mondo Open Source: lo sviluppo di Android, ad esempio, potrebbe offrire diversi argomenti di critica a riguardo.
L’intervento di Giuseppe Paternò mi ha incuriosito parecchio, almeno su due livelli: in primo luogo Giuseppe, benché restio – giustamente – a voler anche solo parzialmente svelare i piani di sviluppo di Canonical sulla prossima release di Ubuntu, la 12.04, che non a caso sarà una LTS – Long Term Support – ha comunque fatto capire, chiaramente, che su questa sarà investito moltissimo. Molte voci, più o meno confermate, hanno già fatto capire che Mark Shuttleworth ha intenzione di rendere Ubuntu la distro di riferimento per il Cloud Computing. Ma Giuseppe, con prudenza, ha anche detto “ne vedrete delle belle”, e quest’ultima affermazione l’ha portata a supporto di una risposta al pubblico che virava sull’ estensione di Unity al mondo dei tablet e a funzioni di multi gestures.
In secondo luogo Giuseppe ha chiarito fin dalle prime battute che Canonical vuole investire al 100% sull’architettura ARM, e lo scenario è chiarissimo: ARM può essere un campo utile su più piani, a partire dai dispositivi mobili – come tablet, smartphone, netbook – passando per i classici device SOHO – come NAS, smart router, thin client – e arrivando infine ai segmenti di fascia alta come server e storage. Mi sono permesso di fare anche una piccola domanda a Giuseppe in merito alla relazione tra ARM e Cloud Computing e la risposta ha toccato anche le future evoluzioni dell’architettura verso la virtualizzazione.
La giornata si è chiusa con mio enorme piacere – e non nascondo che la mia partecipazione all’evento ha ruotato quasi univocamente attorno a ciò – con l’intervento di Angelo Raffaele Meo, professore al Politecnico di Torino e figura di riferimento a livello nazionale per il mondo Open Source e per il mondo del Free Software. Meo nel corso degli ultimi anni ha presieduto la “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione” e la “Commissione Nazionale per il software Open Source nella PA”. Il suo intervento ha girato proprio attorno a questi temi ed è stato incredibilmente incisivo. Ci vorrebbe molto tempo per riassumere con ordine tutti i concetti espressi e ritengo che il suo famoso libro del 2001, “Informatica Solidale”, pubblicato da Bollati Boringhieri, possa ancora oggi soddisfare più che degnamente questo compito.
Non ho registrato il suo intervento ma voglio offrire qui un paio di estratti dalla sua intervesta a 2024 del 15/10/2011:
Dal punto di vista del sistema economico nazionale non è la stessa cosa spendere soldi per l’acquisizione di licenze che poi varcano l’oceano, e che quindi rappresentano una perdita secca nella bilancia commerciale del paese, e spenderli invece per attività di assistenza tecnica, personalizzazione, ecc. che invece è estesa sul territorio nazionale e quindi rappresenta benzina nel motore di sviluppo economico locale, e soprattutto rappresenta un’opportunità di crescita, di acquisizione di cultura e così via.
Il nostro è un paese di leggi severissime temperate dalla loro inosservanza, e direi che l’articolo 68 della legge 82/05 non fa eccezione, anzi è forse una delle leggi più ignorate: non dico non osservate, addirittura ignorate nel senso che gli operatori della pubblica amministrazione, coi quali spesso parlo, ignorano addirittura l’esistenza di questa legge, per cui una delle difficoltà è rappresentata dal fatto che le opportunità rappresentate dall’avvento del software libero non sono colte per ignoranza, non solo della situazione tecnica ma anche della situazione legislativa.
Ah, quasi dimenticavo… se non sapete cosa vuol dire ARM, bé la risposta è facile: Angelo Raffaele Meo.

