Le più importanti compagnie di telecomunicazioni della nazione stanno macchinando una serie allarmante di strategie volte a trasformare l’aperta, gratuita e non discriminatoria Internet di oggi in un servizio a marchio privato che richiederebbe il pagamento di un canone per qualsiasi cosa, tendenzialmente, facessimo online.
Verizon, Comcast, Bell South ed altri giganti delle comunicazioni stanno sviluppando strategie che traccerebbero e immagazzinerebbero ogni passo compiuto nello cyber-spazio in un immenso sistema di marketing e raccolta dati, il cui interesse potrebbe rivaleggiare con quello dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale(*) .
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(*) Traduzione del sottoscritto dal testo in lingua originale.
Questo è l’inizio esplosivo dell’articolo di Jeff Chester pubblicato online a cura del settimanale The Nation.
La solita ventata di catastrofismo fine a se stesso?
Se la pensate così, vi consiglio caldamente di leggerlo, questo articolo.
Un paio di anni fa, durante un corso di formazione, ho avuto modo di esaminare in dettaglio le meraviglie della nuova tecnologia VOIP. Al di là della bellezza tecnica delle soluzioni trattate mi ricordo che insieme a me anche altri colleghi rimasero colpiti da quelle che parevano essere le implicazioni a breve termine che la telefonia su IP prometteva, ovvero la rivoluzione del mondo delle telecomunicazioni come oggi noi lo conosciamo.
In un batter d’occhio due anni sono già passati e realtà come quella di Skype non sono più il futuro ma il presente ormai assodato. Possibile che i grandi monopolisti delle telecomunicazioni si lascino rubare il mercato dalle tecnologie nate e sviluppate su piattaforma IP? Forse è bene riflettere a fondo su un piccolo particolare. Il coltello è sempre posto con il manico dalla parte di Telecom & Co. – loro, ricordiamocelo, possiedono da sempre ciò che può spostare l’ago della bilancia in ogni momento: l’infrastruttura fisica.
Siamo abituati a pensare Internet come la «grande autostrada delle informazioni». Ironia della sorte, come viaggiare richiede sempre dazio, così potrebbe accadere a chi in Rete si sposta: caselli virtuali di entrata e di uscita potrebbero controllare la fisionomia dei nostri cari ed amatissimi pacchetti IP, tracciarli e valutare il loro “peso”. Così, per esempio, potrebbero nascere forme di contratto – che a questo punto sarebbero fonia e dati tutti insieme, indistintamente – diversificate per qualità e larghezza di banda: la mappatura di protocolli e porte di servizio sarebbe all’ordine del giorno, resa necessaria e “legale” per garantire priorità diverse alla fonia, alla posta elettronica, al www e, forse, al resto. Che ne sarà, ad esempio, del P2P così scomodo un po’ a tutti, oggigiorno?
Vi sembra pura fantascienza o catastrofismo gratuito?
Speriamo.

