Evidentemente il CCA

Evidentemente il CCA


Le più importanti compagnie di telecomunicazioni della nazione stanno macchinando una serie allarmante di strategie volte a trasformare l’aperta, gratuita e non discriminatoria Internet di oggi in un servizio a marchio privato che richiederebbe il pagamento di un canone per qualsiasi cosa, tendenzialmente, facessimo online.
Verizon, Comcast, Bell South ed altri giganti delle comunicazioni stanno sviluppando strategie che traccerebbero e immagazzinerebbero ogni passo compiuto nello cyber-spazio in un immenso sistema di marketing e raccolta dati, il cui interesse potrebbe rivaleggiare con quello dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale(*) .
[...]
(*) Traduzione del sottoscritto dal testo in lingua originale.
Questo è l’inizio esplosivo dell’articolo di Jeff Chester pubblicato online a cura del settimanale The Nation.
La solita ventata di catastrofismo fine a se stesso?
Se la pensate così, vi consiglio caldamente di leggerlo, questo articolo.


E anche questa volta le cose sono andate a buon fine senza problemi.
20 minuti, neanche – ed in mezzo anche il tempo per un caffé rigenerante.
Un grazie ancora ai ragazzi di WordPress Italy che hanno prontamente pubblicato la traduzione della nuova versione in italiano.
Ri-Mitico.


Eh sì, proprio vero che le cose belle finiscono troppo presto.
Anche se con un po’ di ritardo – pochissimi giorni in realtà – faccio presente che è terminata la prima serie di DigiTalk, «il primo talk-show quotidiano dedicato all’universo digitale». Non sono molti i tentativi televisivi di portare all’attenzione del “grande” pubblico tematiche così poco seducenti come quelle legate all’informatica e alla tecnologia in senso lato. Eppure Marco Camisani Calzolari e la sua sua redazione ci sono riusciti in maniera ottima: in oltre 60 puntate hanno toccato quasi tutti i tasti dell’era digitale che ci circonda, con attenzione – cosa non banale – anche a tematiche ampiamente taciute dai grandi media, e in particolare dalla stampa così detta specializzata.


Era il 1992 quando ho iniziato, a quindici anni, a leggere Batman. E non fu un caso, anzi: usciva in quei mesi Batman Returns e la buon vecchia – e sempre rimpianta – Glénat Italia aveva mangiato la foglia e tentato l’impresa, riportando il Cavaliere Oscuro in edicola. Fu delirio? Sconsideratezza? Arroganza? Difficile dirlo. Ciò che rimane è ormai un caro, vecchio, piacevole ricordo.
E poi sono arrivati loro, quelli della Play Press. Partiti in quarta, si sono ben presto arenati: lanciando dal nulla ben quattro testate dedicate all’eroe di Gotham – due quindicinali e due mensili – all’improvviso si sono accorti che il mercato delle edicole non era più adatto e che era meglio lanciarsi verso il circuito delle librerie specializzate. Risultato: prezzi assurdi, scadenze dettate da divinazioni basate sulla Cabala e totale perdita di rapporto con i lettori. Come dire… «Bravi ragazzi! Voi sì che ne capite di fumetti…».

