“E ora dove andrà questo essere appena nato? La rete è vasta e infinita…”
18 ottobre : Backup Day :-)
Martedì 16 Ottobre 2007, ore 18:11 by { yLothar }.
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Mi sento divertito emoticon divertito.

[Fonte: fullo]

Letto, visto, approvato :)

Che aspettate?

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Bravo Marco...
Lunedì 15 Ottobre 2007, ore 13:04 by { yLothar }.
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Mi sento divertito emoticon divertito.

Marco Camisani è un “amico” dai tempi di DigiTalk - “amico” non perché ci conosciamo direttamente, piuttosto perché ne ho apprezzato da subito la competenza e perché mi ha regalato per un po’ di tempo una trasmissione finalmente interessante e precisa, che ho seguito con estrema attenzione e “fidelizzazione”. Marco è passato anche da qui, una volta. Non sono sempre d’accordo con lui, ma il ragazzo è davvero un personaggio.

Qui potete farvene un’idea.

p.s. le frecciatine finali, sacrosante, sul “mind-divide” che separa tecnici e utenti - noi li chiamiano “utonti” - un po’ mi bruciano… ma è così, e la cosa mi fa sorridere. Incasso e porto a casa.

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Purista, esperto, sconosciuto...
Lunedì 15 Ottobre 2007, ore 12:39 by { yLothar }.
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Mi sento ganzo emoticon ganzo.
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BT FON
Sabato 6 Ottobre 2007, ore 11:38 by { yLothar }.
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Mi sento perplesso emoticon perplesso.

[Fonte: PI]

Storico accordo tra British Telecom e la community FON: gli utenti Total Broadband di BT saranno già abilitati al circuito FON, per gli utenti di altri ISP sarà invece sufficiente acquistare un router WiFi FON e registrarsi alla community BT FON. Risultato: accesso WiFi gratuito nella grande isola e in tutto il mondo - almeno nelle zone coperte dalla comunità FON.

È l’inizio di una qualche svolta vera nel settore?

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Cavallo di troia
Mercoledì 19 Settembre 2007, ore 15:43 by { yLothar }.
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Mi sento divertito emoticon divertito.

[Fonte: ICTblog]


LOL!!!

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Microsoft Vs UE : precisazioni...
Mercoledì 19 Settembre 2007, ore 15:16 by { yLothar }.
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Mi sento arrabbiato emoticon arrabbiato.

Ho letto con attenzione il post di Paolo: sono d’accordo per molti aspetti, primo fra tutti il fatto di ritenere la questione del Media Player “un esercizio formalmente rigoroso ma piuttosto sterile” da parte della Corte Europea. Non condivido invece le affermazioni di Paolo in merito alla conferma della Corte di abuso di posizione dominante da parte della stessa Microsoft: volevo lasciare un commento a Paolo ma non ho voglia di crearmi in account Google, quindi rispondo qua.

Paolo gioca la sua analisi su un piano IMHO un po’ distorto: già il titolo dell’articolo parla di “obbligo a rivelare i propri segreti”. A me non sembra questo né il caso, né il modo corretto per vedere la cosa. La sentenza della Corte Europea parla ben chiaro in merito: ne riporto integralmente (cioé senza taglia-e-incolla faziosi…) la parte relativa al punto in questione - la traduzione dall’inglese è del sottoscritto, quindi abbiate pietà.

Il rifiuto di fornire informazioni in merito all’interoperabilità

In primo luogo, la Corte conferma che il grado di interoperabiltà necessario richiesto dalla Commissione è attendibile e che non sussiste incongruenza tra il grado di interoperabilità e i rimedi imposti dalla Commissione.

La Corte poi osserva che la Commissione ha definito le informazioni di interoperabilità come una dettagliata descrizione tecnica di alcune regole di interconnessione e interazione che possono essere utilizzate all’interno delle reti di lavoro Windows per offrire i servizi di workgroup. La Corte fa notare che la Commissione sottolinea che il rifiuto abusivo da parte di Microsoft di fornire tali informazioni si limita alle specifiche di alcuni protocolli e non al relativo codice sorgente e che non era sua intenzione (della Commissione, n.d.r.) ordinare a Microsoft di rendere pubblico il codice sorgente ai suoi concorrenti.

La Corte considera anche che l’obiettivo perseguito dalla Commissione è quello di rimuovere l’ostacolo per i competitori di Microsoft rappresentato dall’insufficiente grado di interoperabilità con l’architettura di dominio Windows, in modo da permettere a tali competitori di offrire sistemi operativi server di workgroup che possano differire da quelli Microsoft su parametri rilevanti. Per tale attinenza, la Corte rifiuta il reclamo da parte di Microsoft che il grado di interoperabilità richiesto dalla Commissione è in realtà teso a permettere ai sistemi operativi server di workgroup della concorrenza di funzionare in ogni aspetto come un sistema Windows e, di conseguenza, permettere ai concorrenti di Microsoft di clonare o riprodurre i suoi prodotti.

In merito alla questione sulla proprietà intellettuale che copre i protocolli di comunicazione o le specifiche interessate, la Corte considera che non c’è bisogno di intervenire giuridicamente su tale questione in modo da stabilirne un caso. Essa osserva che nell’adottare la risoluzione la Commissione ha proceduto consapevole che Microsoft potesse contare su tali diritti o, in altre parole, ha considerato che fosse possibile che il rifiuto in questione fosse un rifiuto a garantire una licenza ad un terzo soggetto, ciò optando per la soluzione che, in accordo con la giurisprudenza, fosse il più favorevole a Microsoft.

Per ciò che riguarda il rifiuto di fornire le informazioni di interoperabilità, la Corte ricorda che, in accordo alla giurisprudenza, benché le imprese siano, di regola, libere di scegliere i propri partner in affari, in alcune circostanze il rifiuto di fornire informazioni su parte di un’impresa dominante può costituire una abuso di posizione dominante. Prima che un rifiuto da parte del detentore di una proprietà intellettuale di licenziare una terza parte ad usare un prodotto possa essere caratterizzato come un abuso di posizione dominante, tre condizioni devono essere soddisfatte: il rifiuto deve deve essere relativo ad un prodotto o ad un servizio indispensabile all’esercizio di una attività su un mercato limitrofo; il rifiuto deve essere tale da escludere ogni effettiva possibilità di competizione su quel mercato; e il rifiuto deve impedire la comparsa di un nuovo prodotto per il quale ci possa essere potenziale richiesta da parte del consumatore. Comprovato che tali circostanze sia soddisfatte, il rifiuto di concedere una licenza può costituire un abuso di posizione dominante a meno che non sia oggettivamente giustificato.

Nel caso in questione, la Corte ritiene che la Commisione non è in errore nel valutare che tali condizioni siano in verità soddisfatte.

La Corte ritiene che la Commissione fosse nel giusto nel concludere che i sistemi operativi server di workgroup dei competitori di Microsoft debbano essere in grado di interoperare con architetture di dominio Microsoft sullo stesso piano dei sistemi operativi Windows se in grado di essere commercializzati a tutti gli effetti.

L’assenza di tale interoperabilità ha l’effetto di rinzorfare la posizione competitiva di Microsoft sul mercato e crea il rischio che la competitività venga eliminata.

La Corte osserva che le circostanze relative all’apparizione di un nuovo prodotto devono essere valutate tramite l’Articolo 82(b) del Trattato. Essa considera che la decisione della Commissione che il rifiuto di Microsoft limiti lo sviluppo tecnico a danno dei consumatori all’interno del significato di tale provvedimento non è palesemente incorretta.

Per ultimo, la Corte respinge le argomentazioni di Microsoft in merito al fatto che il suo rifiuto sia giustificabile poiché le tecnologie coinvolte sono coperte da diritti di proprietà intellettuale. La Corte fa notare che tali giustificazioni renderebbero inefficaci i principi stabiliti in giurisprudenza a cui si è fatto riferimento in precedenza. La Corte inoltre considera che Microsoft abbia fallito nel dimostrare che se le venisse richiesto di rendere pubbliche le informazioni di interoperabilità ciò avrebbe un significativo effetto negativo sui propri interessi ad innovare.

La Corte perciò conferma la parte della risoluzione in materia di interoperabilità.

(Nota: il grassetto rosso corrisponde al grassetto originale del documento, il grassetto nero e le sottolineature sono mie)

Come si può chiaramente toccare con mano, non c’è nessun obbligo a svelare alcun segreto. Se poi si vuole fare polemica - sterile - e argomentare che i protocolli Microsoft siano dei veri e propri segreti (tali da giustificarne una proprietà intellettuale), mi dispiace, ma vuol dire essere disinformati: chiunque abbia qualche nozione in queste cose sa benissimo che i protocolli Microsoft non sono altro che versioni modificate di protocolli standard e ben documentati - e le modifiche sono proprio volute per renderli non compatibili. È la storia stessa di Microsoft (ad esempio con la barzelletta del CIFS) che conferma certi annosi problemi di immagine, nonché tecnici… ma non divaghiamo.

Il punto focale non è il codice “segreto”, è l’interoperabilità. Ed è anche ben spiegato perché a Microsoft non sia più concesso di potersi scegliere - lei, in completa autonomia - eventuali partner commerciali per condividere tali informazioni: Microsoft ha abusato della propria posizione di mercato, ed ora è costretta a rendersi disponibile a tutti, senza distinzione.

Ciò che ritengo abbia molto più valore rispetto a tante altre tra le affermazioni di questo documento, è il modo cristallino in cui la Corte rinfaccia a Microsoft di non aver argomenti per affermare che la condivisione di tali informazioni possa incrinare la sua capacità ad innovare. Se ci pensate bene è davvero un colpo feroce.

Con queste poche righe di commento e soprattutto con il testo integrale della risoluzione (solo la parte in merito al tema interoperabilità) spero che sia chiaro ciò che è stato davvero detto. Non si chiede a Microsoft di rivelare agli altri come si costruisce un architettura di dominio, le si chiede di fornire le informazioni sufficienti affinché altre soluzioni possano dialogarci senza problemi di incompatibilità: sarà poi il consumatore, potendole testare insieme e liberamente, a decidere dati alla mano quale tra le due sia davvero la migliore.

Paolo conclude con una frase che sembra detta da Spider-Man: “Grandi poteri comportano grandi responsabilità”. Non sono d’accordo Paolo. Io direi semplicemente che “ognuno si prenda le proprie responsabilità”.

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Microsoft - Novell : si parte...
Mercoledì 12 Settembre 2007, ore 18:33 by { yLothar }.
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Mi sento perplesso emoticon perplesso.

[Fonte: Linux-Watch]

A quanto pare qualcosa si muove per davvero e le due società inizieranno a lavorare insieme su aree diverse, prima fra tutte la virtualizzazione: sai-che-novità, sembra che entrambe vogliano il massimo della compatibilità per potersi “virtualizzare reciprocamente”…

Qui.

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WiFi protetto ed egoismo
Mercoledì 14 Febbraio 2007, ore 12:09 by { yLothar }.
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Mi sento

Luca e Massimo parlano di reti WiFi protette: con rammarico, a quanto capisco.
Il punto di vista è interessante e sicuramente fornisce vari spunti su cui riflettere. Perchè “negare” l’accesso alla rete a chi si trovi nella cella di copertura del mio AP WiFi? In fondo la diffusione di abbonamenti ADSL in modalità flat è ormai più che estesa e nella maggioranza dei casi la banda effettiva di cui si gode è più che eccedente nei confronti di un “normale” utilizzo “domestico” (leggasi navigare e scaricare la posta elettronica). Si tratta allora semplicemente di puro egoismo ed assoluta mancanza di propensione nel fornire un servizio disinteressato a chi è di passaggio o magari anche ai propri vicini?
Io non credo, affatto.
Prima di tutto, non dimentichiamoci il famoso detto: Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Se anche 99 persone su 100 sfrutterebbero il mio collegamento wireless a fini “di bene”, potete stare tranquilli che ci sarà sempre una persona che lo farà per andare a sbirciare dove non deve. Poi si può argomentare: chi lo fa per curiosità, chi per pavoneggiarsi con gli amici (perché ha bucato la vostra rete) e chi… per fare “del male”. Poco importa, perché a mio avviso un “ingresso” non autorizzato all’interno di casa mia (perdonatemi, ma sono avvezzo a considerare la mia LAN come una stanza della mia abitazione) non è cosa buona in sé, al di là dei modi e dei motivi.
Naturalmente è necessario e, anzi, doveroso, fare una precisazione: scrivo qui partendo dal presupposto che un utente medio non abbia le competenze necessarie per configurare un sistema WiFi in grado di discriminare efficacemente utenti “buoni” da utenti “cattivi”. Ripeto, è una mia opinione, anche se fortemente basata su un ampio “campione” di situazioni reali.
Si tratta quindi, a mio avviso, di fare un passo indietro e contrapporre al concetto espresso di “egoismo” il concetto di “sicurezza“. Qui mi tocca dissentire parecchio sulla posizione di Massimo, che liquida la questione come “preoccupazione” in primo luogo dei “maniaci della sicurezza informatica”. È una posizione, ahimè, che sento spesso. Condivido con Massimo una certa frustrazione nel continuare a sentire ancora oggi strambe domande sull’utilizzo della carta di credito in internet (mentre pochi, ad esempio, hanno invece il buonsenso di controllarla a vista quando la utilizzano al ristorante o in negozio…) piuttosto che la solita manfrina sulle insidie sessuali di cui la Rete sembra essere l’unico veicolo di trasporto. Questo, però, non può giustificare - per fiera e totale contrapposizione - una uguale ed ostinata cecità nei confronti dei temi della sicurezza informatica.
Dobbiamo sempre più entrare nell’ottica che il nostro piccì, così come la nostra rete casalinga, prima di tutto ospita la nostra vita. Siamo nel 21° secolo, suvvia. Siamo grandi e vaccinati, perfettamente consapevoli che tutto del nostro mondo è già (e se non lo è, lo sta diventando) in formato pseudo-digitale. L’era dell’analogico è finita da un pezzo (purtroppo). Lavoriamo con il piccì (leggasi documenti, informazioni private, contratti, ecc.), acquistiamo con il piccì, ci divertiamo con il piccì, consultiamo il nostro conto corrente con il piccì. Chi di noi può davvero permettersi di dire che sul proprio personal non ha almeno un centinaio di dati (che siano documenti, immagini, ecc.) che a buon titolo ritiene assolutamente personali e quindi votati ad essere custoditi gelosamente al sicuro?
Con questo non voglio certo passare per il “maniaco della sicurezza” di turno, affatto. Come in tutte le cose ci vuole un po’ di buonsenso. Non bisogna essere paranoici né tantomeno essere superficiali, che oltre certi limiti, comunque, la sicurezza diventa più una chimera che non un traguardo raggiungibile.
Sebbene condivida al 200% l’impronta di altruismo della posizione di Luca e Massimo, mi tocca - anche se a malincuore - fare il “bastian contrario” e dire di no: la propria rete WiFi è meglio proteggerla, sempre.
Se poi il vostro intento è quello di regalare al prossimo tutta o anche solo una “fetta” della vostra banda, bene, non avete che da chiedere a chi di dovere. Vedrete che troverete tantissimi “smanettoni” in grado di aiutarvi ad avere un ambiente sicuro e “ospitale” verso il prossimo.
Ma porre la questione della sicurezza in termini di “mania” è sbagliatissimo. Non serve sventolare la minaccia dei log di collegamento agli hot spots. La consapevolezza della sicurezza informatica nasce da cose più “banali” come una semplice ricerca su internet o l’invio di una mail non cifrata.

E se pensiamo a quante volte al giorno usiamo la posta elettronica o cerchiamo su Google…

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Web 2.0, read/write o dead/write?
Domenica 11 Febbraio 2007, ore 19:20 by { yLothar }.
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Mi sento eccitato emoticon eccitato.

Marco, come al solito, lancia un tema di discussione interessante: ora che tutti noi siamo abituati ad affidare i nostri dati ai servizi online del meraviglioso mondo web 2.0… che fare se un domani questi dovessero chiudere i battenti? [»] Continua…

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L
Mercoledì 31 Gennaio 2007, ore 22:38 by { yLothar }.
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Mi sento sconsolato emoticon sconsolato.

Con un certo rammarico e un pizzico di sconforto non mi rimane che prendere atto della brutta caduta di stile - IMHO - di quel “gruppetto” di blogger famosi che il sottoscritto segue sempre con un certo interesse e curiosità.
La presentazione di Vista, negli ultimi giorni, sembra aver scatenato una piccola rincorsa a 1-2-3 stella a chi strilla più forte di essere stato invitato all’occasione… o di esserne stato escluso.
Ora, tanto per chiarezza: chi mi legge sa bene che Microsoft non è certo in testa alla classifica delle mie preferenze… ma questo non mi rende certo così fazioso da non riconoscere ad un’azienda di fare marketing come meglio preferisce, ci mancherebbe.
Quello che non mi spiego - anzi, diciamolo pure, che non mi va proprio giù - è come un evento del genere non sia stato documentato e commentato come si deve. Abbiate pazienza, non me ne vogliano i diretti interessati, ma a mio avviso credo che sarebbe stato più interessante commentare - o quantomeno tentare di farlo - più nello specifico quel poco di prodotto visionato, cosa interessante se pensiamo che molti degli invitati arrivano dal mondo Apple - e qui la mia “faziosità” linuxiana è salva…
Spero vivamente di essere in errore con questa mia presa di posizione ma non posso che far notare come, ad occhi forse molto superficiali come i miei, questa linea di atteggiamento sembra una conferma molto preoccupante di una qualche caduta di stile - sia in autorevolezza che in affidabilità - di un pezzo di blogosfera.

Occhio.

Riferimenti “puramente casuali”:
Andrea Beggi
Marco Camisani Calzolari
Luca De Biase
Massimo Mantellini
Luca Conti
Paolo Valdemarin

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